| 01 - Open Your Eyes, You Can Fly.mp3 | 7.12 MB | ||
| 02 - Salt.mp3 | 4.54 MB | ||
| 03 - Afro Blue.mp3 | 8.51 MB | ||
| 04 - Soon As I Get Home.mp3 | 5.44 MB | ||
| 05 - Walk With Me, Lord.mp3 | 5.89 MB | ||
| 06 - Eternity.mp3 | 5.05 MB | ||
| 07 - Goodbye.mp3 | 5.56 MB | ||
| 08 - Vocalise End Of The Line.mp3 | 5.97 MB | ||
| 09 - Fire.mp3 | 5.99 MB | ||
| 10 - Blue Rose.mp3 | 5.27 MB | ||
| 11 - Lead The Way.mp3 | 6.19 MB | ||
| 12 - Silence.mp3 | 3.43 MB | ||
| Cover | |||
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| Lizz Wright - Salt.m3u | 279 B | ||
| Salt info.txt | 7.12 KB |
Tommy LiPuma Producer
Lizz Wright: Voice
Brian Blade: Drums, Producer, Arranger, Acoustic Guitar
Jon Cowherd : Producer, Piano, Keyboards, Arranger
Kenny Banks: Piano, Keyboards, Organ, Arranger
Sam Yahel: Organ
Danilo Perez: Piano
John Hart: Arranger, Guitar, Acoustic Guitar
Adam Rogers: Acoustic Guitar, Electric Guitar, Slide Guitar
Doug Weiss: Bass, Arranger
Terreon Gully : Drums
Jeff Haynes: Percussion
Chris Potter: Soprano Saxophone
Recorded Right Track Studios, New York, New York between August and December, 2002.
1. Open Your Eyes, You Can Fly
2. Salt
3. Afro Blue
4. Soon As I Get Home
5. Walk With Me, Lord
6. Eternity
7. Goodbye
8. Vocalise / End Of The Line
9. Fire
10. Blue Rose
11. Lead The Way
12. Silence
http://www.amazon.com/Salt-Lizz-Wright/dp/B00008ADAP
Listen to samples
http://www.amazon.com/gp/recsradio/radio/B00008ADAP/ref=pd_krex_listen_dp_img/105-6719676-9735641?ie=UTF8&refTagSuffix=dp_img
Biografia
Preparatevi a leggere una tipica storia americana, anzi una specie di parabola che insegna come il talento e la fortuna possano cambiare la vita di chiunque. Lizz Wright e’ stata inserita dal Women Who Rock Magazine nell’ elenco delle 10 donne della musica da tenere d’ occhio nel 2003. E pensare che fino alla sera dell’ 11 luglio 2002 non era nessuno. Ma quella sera canto’, da esordiente, ad uno spettacolo a Chicago in memoria di Billie Holiday e lo show business ne rimase folgorato. La settimana dopo si ripete’ in una manifestazione analoga in California, ed anche il successo si ripete’: la vera sorpresa della serata, scrisse l’ esperto e carismatico critico del Los Angeles Times. Ma chi era quella ragazzina del sud (nata in Georgia, classe 1980) che sapeva cantare Don’t Explain con quella intensita’? Gli americani in queste cose non perdono tempo: si presento’ niente meno che la Verve, e cosi’ Lizz si ritrovo’ con un contratto che la legava alla stessa storica etichetta che aveva avuto in catalogo non solo Lady Day ma anche Sarah ed Ella. Usci’ cosi’ Salt, il disco di esordio, realizzato senza risparmiare mezzi: la produzione di Tommy Li Puma (George Benson, Miles Davis, Al Jarreau: un re Mida della confezione di un disco) e mezzo quartetto di Wayne Shorter (il pianista Danilo Perez ed il batterista Brian Blade) piu’ un sassofonista molto in voga come Chris Potter (membro, fra l’ altro, della band di Dave Holland). Una cornice sontuosa, dunque, per le canzoni del disco, fra le quali anche composizioni originali della Wright, ed anche questo la dice lunga sulla fiducia riposta dalla Verve in una esordiente. Salt pero’ ha convinto tutti, ed oggi di Lizz Wright autorevoli critici e colleghi sottolineano, chi la versatilita’, chi l’ impatto emotivo, chi la maturita’ a dispetto della giovane eta’. In ogni caso, una cantante che non lascia indifferenti ma che ha probabilmente ancora enormi margini di crescita. Come molte vocaliste, anche Lizz e’ cresciuta alla scuola del gospel: padre ministro, madre cantante in chiesa, e due fratelli con cui formare un piccolo coro. A 14 anni suonava il piano tanto bene da accompagnare suo padre, e poco piu’ tardi, ai tempi della high school, scopri’ il jazz ascoltando alla radio i programmi di Marian McPartland. Per sentire buon jazz dal vivo faceva lunghi viaggi in auto per andare nei club di Atlanta. Poi comincio’ a salire sul palco, a formare band e farsi un nome negli ambienti della musica, anche se solo a livello locale. Finche’, quella sera dell’ 11 luglio 2002, la vita cambio’.
recensione
Ecco, adesso spostiamoci dall’altra parte dell’Atlantico in una delle chiese protestanti della Georgia, terra dove tradizionalmente la comunità di colore ha vissuto in modo più evidente la discriminazione, la sofferenza, l’umiliazione di essere “niggerâ€, e che vive la funzione religiosa non come un cruccio, un motivo di opprimente dovere, un tributo alla paura di essere puniti da chissà cchi, ma piuttosto, soprattutto fino a qualche decennio fa, come unico mezzo di liberazione e di riscatto.
In una chiesa di queste spesso trovate la figlia del predicatore, e a volte questa ragazzina è talmente dotata che la sua arte travalica l’aspetto religioso ed esce dalla culla che ha udito intonare le sue lodi ,primi vagiti di un’artista.
La storia della musica nera Nordamericana ne è piena: Aretha Franklin, Billie Holiday, Mahalia Jackson ne sono evidentissimi esempi.
Ecco, fino a qualche anno fa Lizz Wright, oggi 24enne, saliva sul pulpito per intonare a Dio un paio di canzoni prima che suo padre salisse ad interpretare la Parola davanti ai fedeli.
Nel suo curriculum annoveriamo la frequentazione della Georgia State University, poi abbandonata perché lì non era previsto l’insegnamento del jazz. Tornata ad Atlanta si unisce ad un gruppo chiamato In The Spirit e gira cantano le Domeniche nelle chiese e lavorando sul jazz durante il resto della settimana.
Ma è il mitico Tommy Li Puma, già produttore di Gorge Benson, Miles Davis, Al Jarreau e Diana Krall che, sotto l’etichetta Verve decide, assieme a Brian Blade ed a Jon Cowherd, di produrre Salt, primo lavoro di Lizz Wright.
Salt è album complesso, nel senso che si riconoscono le diverse influenze musicali e anche nel senso che la Wright non è solo interprete, ma anche eccellente autrice di alcuni brani (Salt, Eternity, Fire, Silence).
Lizz articola i suoi toni bassi in modo molto maturo e sembra già essere arrivata a livelli molto vicini a quelli del mito a cui lei si ispira: Billie Holiday.
Mischia toni gospel con canzoni originali folk e con canzoni come la trascinante “Afro Blueâ€, che sembra contenere due canzoni al suo interno per il cambio di ritmo, e “Open Your Eyes, You Can Flyâ€, quest’ultima scritta da Neville Potter e dal mitico Chick Corea, maestro dell’instrumental jazz che di tanto in tanto fa l’occhilino al vocal (ricordiamo addirittura una collaborazione con il nostro Pino Daniele – Sicily).
Quello che la differenzia dal suo mito è il fatto che non interpreta solo canzoni dolenti, ma anche e soprattutto canzoni di speranza come “Lead The Wayâ€, oppure la arcitradizionale “Walk With Me Lord†cantata come una preghiera traboccante di gioia.
Notevole inoltre “Goodbye†dove la Wright, guidata dal ritmo della batteria ed accompagnata in un duo donna-strumento dal sax soprano di Chris Potter doma accordi arditi e riesce a donarci una bella canzone, forse la più jazz dell’album.
In questo LP quello che colpisce è che l’indiscusso talento di Lizz non prevarica gli altri musicisti, per cui, se è vero che in “Vocalize†la protagonista assoluta è la sua voce, come in altre canzoni gospel, è anche vero che l’accompagnamento di Doug Weiss al basso elettrico è notevole in “Afro Blue†ed in “Soon AS I Get Homeâ€; e le essenziali incursioni dell’Hammond di Kenny Banks in “Salt†e “Fire†stanno li ad elevarci al mondo Gospel.
Non affannatevi a cercare canzoni di Lizz Wright tra i megacicli della radio perché non ci sono hit singole da poter offrire al grande pubblico.
Speriamo solamente che la naturalezza di questa ragazza resista alle pressioni del successo e che nessuno le spieghi che non sta più cantando nella sua chiesetta della Georgia. Se sarà così, ne sentiremo ancora parlare in futuro.
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